Io credo nell’amore. Ancora oggi, ancora adesso. Nonostante tutto. Da piccola sognavo il giorno in cui mi sarei sposata: un abito bianco a sirena, il velo lungo, le mie damigelle vestite coi colori dei marshmallows. Mi immaginavo ogni singolo particolare di quel giorno, mentre mio padre e mia madre non smettevano di litigare nel soggiorno, la televisione lasciata accesa con l’illusione che io e i miei fratelli non riuscissimo a cogliere fino in fondo il senso delle parole che si dicevano.

E anche dopo che mio padre se ne è andato, anche dopo che ha smesso di cercarci e di voler sapere come stavamo e se eravamo vivi e se piangevamo ancora lacrime incredule e piene di rabbia pensando alla sua valigia in ingresso, anche dopo che ho visto scendere sul viso di mia madre una tristezza che le ha tolto la giovinezza, anche allora io non ho mai smesso di sognare l’amore.

Al liceo ho incontrato un ragazzo, aveva tre anni più di me. Quando gli ho detto che aspettavo un bambino mi ha detto che non aveva tempo per queste stronzate, che facessi quello che volevo di questo bambino. Quello che volevo, ha detto, proprio così. Lui aveva deciso di andare in una delle grandi città dell’Est perchè pensava che il fiore della sua speranza sarebbe sbocciato lì. Così una mattina è salito su un pullman ed è partito. Mia madre quando ha saputo del bambino mi ha detto “Puoi tenerlo solo se sei in grado di mantenerlo”, poi si è rannicchiata di nuovo nella sua malinconia incolore ed è tornata a cucire i guanti di pelle che le fa fare il negozio all’angolo dell’isolato.

E così il destino ha voluto che il mio lavoro fosse quello di sorvegliare questa grande scultura che si intitola LOVE, davvero non ci credevo quando mi hanno detto che il mio posto sarebbe stato qui. Ma è giusto così, ho pensato. Sorridendo. Perchè io all’amore non ho mai davvero smesso di credere, mai. Sono stata fortunata, infatti. Si. Oggi ho un grande amore, il più grande di tutti. Si chiama James, ha cinque anni e tra mezz’ora devo andare a prenderlo all’asilo.

Testo e foto (San Francisco Museum of Modern Art, 2017) ©Maria Cristina Codecasa Conti

 

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