Cyborg Gucci: ma perchè?

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Alessandro Michele, lanciatissimo stilista della maison Gucci (fatturato record, +44,5% le vendite dei primi nove mesi del 2017 ), ha spiegato che la scelta ( per quanto mi riguarda semplicemente atroce) di ambientare la sfilata in una sala operatoria facendo sfilare modelli e modelle che tenevano in mano le proprie teste mozzate riflette il suo lavoro di creativo che desidera «tagliare e ricostruire materiali e tessuti per creare una nuova personalità». Una scelta, quella di Gucci, per raccontare che «noi stessi siamo i dottor Frankenstein delle nostre vite».

Michele si è dichiaratamente ispirato al Manifesto cyborg della filosofa femminista Donna Haraway, secondo la quale «siamo tutti cyborg, identità ibride che superano la dicotomia di natura e cultura, maschile e femminile, normalità e diversità. Una divisione artificiale, che il potere usa come strumento di controllo».

Tutto molto rassicurante. E gioioso.

Io vorrei dire ad Alessandro Michele che se l’idea che la moda di oggi ( e di Gucci in particolare ) deve comunicare è questo orrore mortifero da film di fantascienza di serie B, se la nostra personalità è qualcosa che va costruita in un laboratorio degli orrori, se la tendenza va associata ad un tavolo operatorio e se la femminilità diventa una scarpa con rivestimento di pelliccia che abbino ad una testa mozzata – beh, caro Alessandro, la mia scelta è OVS tutta la vita.

Farei però meno filosofia della mutanda e direi semplicemente questo: tutto ormai va bene, purchè se ne parli.

E quindi propongo molto umilmente ad Alessandro Michele alcuni spunti per le prossime sfilate della Maison, sicura che riusciranno sempre e comunque a fare di molto meglio, a stupirci, ma soprattutto a spaventarci.

1 Laboratorio di produzione artigianale di casse da morto.

Parole chiave: artigianalità, desiderio di intimità, made in Italy, stare nella cassa is the new uscire, la società delle monadi, single forever, materiali caldi, comfort mood.

2 Fabbrica di produzione di assorbenti interni donna.

Parole chiave: femminilità del terzo millennio, accessori femminili, in/out, interno/esterno, l’eleganza dell’invisibile, the new clutch, redmood.

3 Laboratorio produzione protesi dentali.

Parole chiave: laser cut, tecnologia, tecno materiali, trasparenze, un sorriso è per sempre, l’importanza dell’igiene orale, mint mood.

4 Discarica comunale.

Parole chiave: siamo i rifiuti che produciamo, recycled world, nuovi orizzonti post terzo millennio, cercare è trovare, la società dell’abbondanza, profumi metropolitani, vediamo se riesco a trovare le chiavi di casa che ho buttato via per sbaglio.

5 Marte.

Lì, almeno, nessuno vede.

© Maria Cristina Codecasa Conti

PS: Concludo anche io con una citazione colta, un riferimento imprescindibile, un must evergreen che negli ultimi tempi ho avuto la tentazione di usare spesso: la valutazione del ragionier Fantozzi sul film «La corazzata Potemkin» di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Perchè, ogni tanto, bisogna anche avere il coraggio di essere una voce fuori dal coro.

https://www.youtube.com/watch?v=grJNVDs2_70

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