Autunno Americano #9

Caro Santa Claus, quest’anno dopo avere depositato sotto l’albero i doni per i bambini, la pallina per il cane e delle parole piene di speranza per mio marito affinchè affronti la sua malattia con fiducia e coraggio, non affaticarti a cercare in mezzo a tutti i pacchi e pacchetti che devi distribuire in giro per il mondo quello destinato a me. Fai riposare le tue renne nel tepore del mio garage (dietro il tagliaerba troverai avena cruda e delle carote per loro), bevi tranquillo una tazza del tè che ti ho preparato insieme ad una fetta di torta di mele (l’ho cucinata insieme alla mia figlia più piccola) e poi riparti.

Il mio regalo, Santa Claus, io l’ho già ricevuto.

Sono le parole di conforto che hanno avuto i medici durante i mesi terribili avanti ed indietro dall’ospedale quando non si capiva se mio marito avrebbe continuato a guardarmi con i suoi occhi grigi pieni di amore.

Sono gli sguardi che scambiavo con gli altri pazienti durante le mie lunghe corse nei corridoi infiniti del reparto dove era ricoverato ed in quegli sguardi c’erano tutte le ragioni per andare avanti e io sapevo di non essere né la sola né l’unica.

Sono le grida gioiose dei miei figli, i loro bisogni primordiali, la loro immediatezza, la loro capacità di comprendere il mondo anche quando il mondo è al rovescio.

E’ la muta fedeltà del nostro cane, che non ha mai smesso di ricordarmi che siamo fatti di carne e di sangue e di istinto, salvifico, di sopravvivenza.

E’ il mondo invisibile che mi si è disvelato nel pomeriggio di un tramonto fatto di luci e vento e le parole che quel vento mi ha portato insieme alla consapevolezza che a fianco a noi cammina qualcosa di immensamente più grande e magnifico.

E’ la forza che non mi ha mai abbandonato, insieme alla voglia di lottare e di non arrendermi, è l’energia delle mie gambe che non hanno mai voluto smettere di camminare e delle mie braccia che non si sono mai lasciate intimorire dai pesi che hanno dovuto sollevare.

Sono le paure che ho dovuto superare, il buio che ho dovuto attraversare, fino in fondo ed oltre, trattenendo il respiro. Per poi imparare a respirare di nuovo.

Sono le persone che ho incontrato e le storie che mi hanno donato e di cui sono diventata custode, perchè da tutte ho potuto imparare qualcosa. Germogliano in me semi nuovi.

Sono anche le persone che ho dovuto lasciare o che mi hanno lasciato, e lasciandomi mi hanno insegnato come si affronta il dolore, come si entra in una stanza dove non ci sono più voci senza crollare, come si rimette ordine dopo un uragano e cosa si costruisce sopra le macerie.

Sono gli amici che ho rivisto dopo tanti anni e con i quali mi sono ritrovata a parlare non più del passato che già conoscevamo ma del futuro che vogliamo costruire, dando a quest’ultimo l’unica possibilità: crederci davvero.

Sono tutti quelli che mi hanno offerto il calore della loro tavola, il conforto delle loro parole, l’empatia del loro sorriso, senza bisogno che io lo chiedessi.

E’ l’abbraccio di mio fratello che ha gettato un ponte solido come il Golden Gate sul mare del silenzio che ci aveva allontanato ed ora io in questo mare posso tornare ad immergermi senza paura.

Per questo, Santa Claus, puoi ripartire tranquillo. Non dimentichi niente. Ci rivediamo il prossimo anno: quasi sicuramente ti chiederò una lavatrice nuova, perchè quella che ho sta davvero andando a pezzi.

Testo ©Maria Cristina Codecasa Conti

Foto Arizona Christmas via Instagram – by @danielofleon

 

 

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