Lettera ad una Signora molto elegante ma assai prepotente.

TEATRO PRIMA ALLA SCALA DI MILANO 1962

OLYCOM
Teatro alla Scala, modelle di Biki, anni 60.

Cara Signora di verde vestita,

innanzitutto mi debbo complimentare con Lei per la sua estrema eleganza, quella vera, fatta di tessuti pregiati, taglio impeccabile, linee senza tempo. L’eleganza non urlata, non firmata, apparentemente sottotono e tipica della buona e/o alta borghesia milanese, si sa. Abiti così escono solo dalle sartorie di alta moda, le stesse dalle quali una volta e per molte generazioni sono usciti gli abiti per la première della stagione scaligera, le stesse che hanno vestito il gotha dell’industria lombarda e dell’aristocrazia meneghina.

Siccome ho una fervida immaginazione, visto un abito come il Suo io inizio a pensare alle case in cui la persona che lo indossa vive, alle sue vacanze, alle amicizie, ai suoi interessi – tutto sempre di un certo tenore, di un certo livello, e, inutile dirlo, di una certa esclusività.

Lo snobismo è un lusso che in realtà si possono consentire in pochissimi e Lei è senz’altro una di questi: per lignaggio, educazione, frequentazioni. Lasciamo credere ai più che la classe e l’eleganza la fanno un capo ed un accessorio firmato: signore come Lei nutrono un orrore sincero per una cosa così cafona come una griffe.

Tra una Vuitton o, peggio, una Chanel ed un cesto di vimini decorato con fiori freschi provenienti dalla serra della Sua villa sul lago, signore come Lei sceglieranno senz’altro quest’ultimo, con il quale non esiteranno a presentarsi alla giornata inaugurale di Orticola. Dress code: cappello per le signore.

Tornando a casa in macchina questa sera è stato quindi per me uno choc vederLa buttarsi improvvisamete in mezzo alla strada brandendo un mazzo di fiori (meravigliosi, ça va sans dire) come se fosse un manganello degno di un ultras al derby a San Siro ed inseguire il tram appena partito intimando al suo conducente di fermarsi immediatamente perchè lei doveva salire.

A parte lo spavento che mi sono presa io (e per fortuna che ho da poco sostituito le pastiglie dei freni), a parte lo spavento che si è preso il tranviere (non esiste copertura assicurativa adeguata per una Signora come Lei), a parte lo sguardo terrorizzato degli astanti che già si vedevano testimoni loro malgrado dell’ennesimo episodio di cronaca nera metropolitana, la vera questione è stata: ossignùr che brutto spettacolo.

Perchè vede, cara Signora, in alcuni casi non c’è taglio sartoriale che tenga: la prepotenza è sempre una brutta caduta.

Verso il basso.

©Maria Cristina Codecasa Conti

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