Il triangolo (io, te e lo smartphone) no.

Se al primo appuntamento il vostro o la vostra pretendente si siede difronte a voi e la prima cosa che fa tira fuori lo smartphone e lo appoggia sul tavolo, il mio consiglio è questo.

Per i primi dieci minuti non battete ciglio e continuate a sorridere.

Elogiate convinti la location.

Ringraziatelo/a per avere proposto per l’incontro un posto di così rara chiccheria: oggi come oggi non è da tutti (ripetete questa affermazione un paio di volte).

Chiedete al cameriere se può iniziare a portarvi qualcosa da bere ed il menu.

Studiate a lungo il menu.

Poi studiate a lungo la carta dei vini.

Optate per le pietanze e le bevande più care in assoluto, quindi procedete con l’ordinazione.

Continuate a sorridere mentre il vostro o la vostra pretendente vi sta mostrando le ultime 200 storie/stories su Instagram degli influencer che segue e i 3000 selfie dei suoi amici dalle più improbabili località marittime della penisola.

Aspettate tassativamente che il cameriere porti in tavola una bottiglia di Krug Clos d’Ambonnay annata 1995 insieme alle ostriche bretoni ed al caviale Almas da voi ordinati e di cui siete ovviamente dei grandi estimatori.

Non fate caso al volto improvvisamente impallidito del vostro/a pretendente. Limitatevi a constatare ad alta voce che questa umidità stroncherebbe anche la resistenza di un paguro.

Brindate, sempre sorridendo. Alla serata, alle imminenti vacanze, all’ultimo modello di IPhone.

A quel punto, appoggiate improvvisamente il bicchiere sul tavolo ed esclamate, a vostra scelta, una delle seguenti frasi.

“Oddio, ho dimenticato il ferro da stiro acceso sull’asse da stiro”.

“Oddio, ho dimenticato di inserire l’antifurto alla cuccia del cane”.

“Oddio, ho dimenticato di andare a prendere mia nonna alla Stazione Centrale”.

“Oddio, ho dimenticato che oggi é il compleanno del fratello del cugino del cognato di mio padre”.

Et similia.

Fate un’espressione che renda bene il misto di costernazione, dispiacere, sgomento che vi sta assalendo.

Ringraziate dentro di voi il vostro prof. delle medie che vi suggerì uno stage estivo di tecniche di recitazione all’oratorio del quartiere quell’anno in cui minacciavano di bocciarvi per il terzo anno di fila. Cosa che poi per altro fecero.

Alzatevi velocemente, raccattate le vostre cose e dopo avere promesso al vostro/a pretendente un messaggio su Whatsapp di lì a breve, allontanatevi dal tavolo senza mai voltarvi.

Ricordatevi che Orfeo per essersi voltato a guardare Euridice la pagò molto cara.

Uscite.

Allontanatevi. Senza fretta.

Cercate una pizzeria nelle vicinanze, quindi entrate ed ordinate una quattro stagioni con una birra media.

Siete soli, al tavolo. Forse non ci siete abituati, forse la cosa non vi garba al cento per cento.

Ma eravate soli anche dieci minuti prima, al tavolo con il/la pretendente, il suo smartphone, il suo mondo virtuale troppo pieno per fare realmente spazio anche a voi.

La solitudine peggiore è quella condivisa, è bene ogni tanto ricordarselo.

A questo punto, brindate. Questa volta sul serio.

A voi, alla vita, alla sala, alla pizza che il cameriere vi sta portando in tavola.

Ma vuoi mettere con le ostriche?

(C) Maria Cristina Codecasa Conti

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