Vita in quarantena, dieci domande: Barbara Fiorio, Genova.

Dieci domande per capire come si sta vivendo la quarantena.
Risponde Barbara Fiorio, Genova.

1 Tutti dicono che la vita dopo la quarantena sarà diversa. Lo pensi anche tu?

Forse all’inizio sarà straniante poter uscire. Qualcuno di noi aspetterà a farlo, altri lo faranno con estrema attenzione e immagino che un sacco di gente lo farà in massa. Bisogna vedere quali regole dovremo ancora rispettare: sarà strano andare in giro con la mascherina, entrare nel negozi con i guanti di plastica, prendere mezzi pubblici quasi vuoti, mantenere le distanze tra noi e temere di ammalarsi a ogni respiro. Ma quando l’emergenza sarà passata, temo tanto che torneremo al punto di prima. Fino alla prossima epidemia.

2 Come trascorri le tue giornate?

Io lavoravo già da casa, i miei laboratori di scrittura sono online ed era già iniziato quello di gennaio sulle tecniche narrative, concluso il 20 aprile. Ero quindi agevolata, non è stato uno stravolgimento e non ho cambiato molto le mie abitudini né avuto un significativo aumento di tempo libero, anche se ho sospeso la vita sociale. Le due rivoluzioni più significative per me sono state l’introduzione di venti minuti al giorno di esercizio fisico, che prima non facevo perché mi costringevo ad andare in palestra almeno due volte alla settimana, e una maggiore attenzione al cibo, alla spesa settimanale, alle scadenze degli alimenti freschi, al cucinare e non sprecare niente. Due novità del tutto positive, vediamo se sarò abbastanza brava da mantenerle!

3 In che modo ti tieni quotidianamente in contatto con i tuoi familiari, amici o colleghi di lavoro?

Come prima: telefono, chat, mail. E forum del GSSP nel caso degli Scrittori Pigri.

4 Quale delle tue abitudini ti manca di più?

Andare a trovare mio padre che ha quasi 88 anni e vive nel Biellese (mentre io a Genova). Poi cenare con gli amici, concedermi un po’ di shopping, passare i sabati sera a casa di una mia amica con cui di solito guardavamo un film stupido stordendoci di chiacchiere e risate, e passare il weekend sulla sua terrazza, dove con la bella stagione di solito prendiamo il sole leggendo e (ancora) ciacolando. Mi manca anche andare a teatro (gli spettacoli per cui avevo i biglietti sono ovviamente saltati tutti).

5 In che cosa eri impegnato/a prima che scoppiasse la pandemia?

Oltre al laboratorio online di scrittura, che ho continuato senza problemi, avevo in programma diverse presentazioni dei miei libri in giro, un laboratorio di scrittura ironica di persona, un viaggio in Canada per tenere due conferenze nella comunità italiana del Québec, un corso di comunicazione, un evento culturale importante di cui dovevo seguire la comunicazione. Magari qualcosa si recupererà in tempi migliori, altro è saltato.

6 Cosa ti pesa di più dell’isolamento?

La tranquillità di poter uscire quando voglio per andare dove voglio. Non parlo della libertà, ma proprio della serenità nel farlo.

7 Pensi che questa possa essere l’occasione di una crescita o trasformazione personale e collettiva?

Penso che potrebbe esserlo, sì, e che dovrebbe esserlo. Ma non sono sicura che lo sarà.
Stiamo vedendo, sperimentando e vivendo molte problematiche, in questi mesi. Stiamo scoprendo una bella solidarietà tra le persone che si aiutano a vicenda, unite da un mal comune e da un nemico unico e invisibile, e forse quel senso di unione rimarrà. Forse i vicini di casa o di strada, ora che si sono avvicinati grazie all’emergenza, e conosciuti, continueranno a sorridersi e sostenersi quando sarà necessario.
Ma stanno anche venendo fuori tanti problemi cronicizzati: la sanità pubblica che in questi anni è stata bastonata da investimenti carenti e pessime gestioni; la scuola pubblica che non è stata aiutata a evolversi tecnologicamente e a rafforzarsi; i contratti di lavoro che sono diventati sempre più precari, occasionali, autonomi e sempre meno tutelati; il mondo della cultura, teatro compreso, che non è mai stato davvero salvaguardato e protetto; e tanto altro ancora.
La nostra coscienza civica è stata chiamata alla prova e abbiamo dovuto farci trattare come dei bambini indisciplinati e maleducati per farci mettere in riga.
Chissà se basteranno due o tre mesi di quarantena per farci imparare questa lezione.
Appena ci sentiremo nuovamente al sicuro, temo che continueremo a essere i più furbi che aggirano le regole, quelli che non pagano le tasse o accettano che non vengano pagate, quelli che insultano o denunciano i medici che non rispondono subito al telefono o che fanno un errore umano, quelli che sostengono la scuola privata, quelli che vanno in giro anche se hanno qualche linea di febbre perché chi se ne frega se contagiano qualcuno con un po’ di influenza, che sarà mai, e via dicendo.
Spero di venire smentita ma temo che, quando non dovremo più fare i grandi gesti (o passerà la paura), ma dovremo semplicemente applicare il rispetto per gli altri e per le regole nella vita di tutti i giorni, chi già lo faceva continuerà a farlo, chi non lo faceva continuerà a non farlo.

8 Questo periodo è stato un incubatore di nuove idee e progetti?

Meno di quanto pensassi e sperassi, onestamente. Ho scoperto qualche sistema tecnologico in più per tenere eventuali lezioni e laboratori a distanza, ma per esempio non mi sono messa a scrivere, come avrei desiderato. Magari lo farò adesso che è finito il laboratorio degli Scrittori Pigri, vediamo.

9 Nei prossimi mesi pensi di dover cambiare anche tu il tuo modo di lavorare?

Nei prossimi mesi non so se ce l’avrò, un lavoro. Per i liberi professionisti questo periodo è stato una catastrofe e siccome si sono svuotate le tasche di tutti, e per tutti il futuro lavorativo è piuttosto incerto, è difficile capire quanti impegni di spesa verranno presi o mantenuti. Certo, poter usare delle piattaforme digitali per organizzare corsi e laboratori virtuali potrà essere una soluzione, ma non va a risolvere tutto. Vedremo.
Il mondo della cultura e dell’arte, oltre a quello del turismo, è quello che secondo me ne pagherà le spese più care ed è anche quello a cui tutti si sono rivolti in questo periodo per chiedere contenuti gratis. Abbiamo fatto tutti la nostra parte, ognuno come poteva, in molti casi per belle iniziative, in tanti altri casi per amicizia o perché spiaceva dire di no. Credo che dovremmo cambiare anche questo: basta contenuti gratis, basta pensare che la cultura e l’arte debbano essere regalati, che non abbiano un valore economico, che possano sempre essere pagati in “dobloni di visibilità”. Ciò che vale ha un valore che va riconosciuto. Ecco, forse chi lavora nel settore della cultura e dell’arte dovrebbe sforzarsi di più di cambiare anche questo modo di lavorare: gratis.

10 Il giorno che terminerà la quarantena, quale sarà la prima cosa che farai?

Andrò a trovare mio padre nel Biellese. Cenerò con mia mamma, che invece vedo quando le porto la spesa una volta alla settimana ma anche con lei non abbiamo più passato del tempo assieme. Poi andrò dalla mia amica sulla sua terrazza a prendere il sole e recuperare quelle chiacchiere che per telefono vengono meno bene. E andrò dalla parrucchiera per ridare una forma dignitosa ai miei capelli: non vedono una forbice da ottobre 2019!

Milano, aprile 2020.

(c) Maria Cristina Codecasa Conti