Pas de deux.

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L’ultima volta che sono andata in piscina nella corsia accanto alla mia c’era una donna della mia età che faceva esercizi di riabilitazione. La sua carrozzella era accanto alla scaletta che serve per scendere in vasca.

Il fisioterapista parlava pochissimo, il loro era un linguaggio fatto di gesti, movimenti dolci e lentissimi, pause di riposo, respiri profondi. Sembra la descrizione di un incontro amoroso, e in effetti qualunque forma che possiamo dare alla cura dell’altro da noi è un atto d’amore.

Il loro era un vero pas de deux.

Alcuni dei presenti violavano questo lavoro e questa intimità con sguardi morbosi, avvelenati dalla commiserazione.

Poverina.

Mentre nuotavo a volte mi capitava di vedere sott’acqua le gambe e le braccia di questa donna. E mi sembrava di essere anche io impudente ed inopportuna. Allora ho iniziato a nuotare sforzandomi di essere davvero consapevole di ogni mio movimento, di ogni parte del mio corpo, del mio respiro. Ho iniziato a nuotare con un senso profondo di gratitudine per la vita o anche più semplicemente per il fatto di essere entrata in vasca con le mie gambe.

Siamo state entrambe in acqua per circa 45 minuti.

Per quanto io fossi stanca, lei lo era dieci volte più di me. Forse cento. Mentre andavo verso gli spogliatoi mi ha detto Ciao. Ciao, ho risposto.

Durante la sua seduta di fisioterapia non l’ho sentita lamentarsi una volta. Mai.

Bisogna davvero fare tesoro delle lezioni che la vita ci regala ogni giorno.

©Maria Cristina Codecasa Conti

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