Esiste una unica direzione, la tua. E conduce a mete inimmaginabili. Ce lo insegna Roberta Cuttica.

Immaginate una bambina prigioniera di un busto che le blocca il torace, il collo, la testa. Questa bambina soffre di una forma grave di scoliosi che la costringe a trascorrere gran parte del suo tempo immobile, su un letto, nella sua stanza. Non può giocare con i suoi coetanei, non può correre, non può ballare, non può arrampicarsi sugli alberi.

Per ingannare il tempo, scrive. Scrivere le consente di dare una voce alla sua sofferenza e di abbattere l’armatura che, come il muro di cinta di un castello, la tiene lontano dal mondo e dalle persone. Scrive centinaia di quaderni su cui annota i propri pensieri e le proprie emozioni ispirandosi a ciò che le sta intorno, ai libri che legge, ai suoi cartoni animati preferiti. Poi un giorno questa bambina ormai diventata ragazza decide, contro il parere di tutti i medici e anche quello della sua famiglia, di togliersi il suo busto (simpatia, come ha scelto di chiamarlo) e di rinunciare a sottoporsi ad un intervento chirurgico ad alto rischio per la sua salute. Per molti, per il buon senso comune, per la logica, una scelta folle. Forse hanno ragione. Forse, però, a volte non esiste una ragione unica ed infallibile.

La verità è che questa ragazza decide di fare l’unica cosa che davvero conta per lei, dopo tutti gli anni trascorsi in immobilità: vivere.

Finalmente libera, per molto tempo sente il desiderio di abbracciare tutti. Una cosa che può far sorridere, ma che rende molto bene l’idea di cosa significhi un gesto così semplice e naturale per chi è stato tanto a lungo prigioniero in una gabbia. E decide, anni più tardi e sempre contro il parere di tutti, ben sapendo quanto una gravidanza possa essere pericolosa per la sua schiena, di fare un figlio. Un giovane uomo, ormai, che le assomiglia moltissimo.

Oggi questa ragazza è la donna che incontro (per la prima volta) alla presentazione del suo libro, “L’altra linea della vita” (edito da Mondadori): Roberta Cuttica. Alta ed esile, una cascata di lunghi capelli castani che per me sono il suo simbolo di forza (G.A.Gaskell scrisse: “I capelli della testa sono un simbolo di fede, l’intuizione della verità, o le più alte qualità della mente”), Roberta racconta alla platea di cui faccio parte la genesi del suo libro e dunque la sua storia. Lo fa senza toni drammatici, senza vezzi vittimistici, senza mai smettere di sorridere. Oserei dire che lo fa quasi con umiltà. E guarda davvero le persone negli occhi.

E’ una grande comunicatrice perché come tutti i veri comunicatori non importa quello che sanno, non importa cosa hanno studiato, non importa dove hanno vissuto, quello che importa è la loro capacità di arrivare al cuore delle persone con immediatezza e semplicità e soprattutto con sincerità.

Dietro questa donna così esile e femminile si percepiscono in realtà forza e determinazione. “Non c’è stanchezza per chi sa cosa vuole e crede in quello che fa.. non c’è stanchezza per chi si appassiona.. per chi si lascia coinvolgere.. per chi va dentro alle situazioni e in fondo alle parole.. non c’è stanchezza per chi ama”. E’ una guerriera che sa convivere con le proprie fragilità. Lo si intuisce leggendo il suo romanzo, ma quando la si vede di persona questa sensazione diventa certezza. “Sai una cosa? Nessuno ha mai detto che conoscersi davvero sia facile. Chi si conosce davvero di solito ne ha passate un po’.. ha versato qualche lacrima in più.. ha fallito in qualche intento.. ha perso qualche battaglia.. qualche treno.. qualche Amore.. ha frequentato le dure lezioni dell’esperienza.. sui banchi della vita.. nelle classi di Dio”.

Roberta Cuttica racconta in questo libro la sua storia, una storia per certi versi simile a molte altre storie di sofferenza, ma, evitando ogni autocompiacimento vittimistico, in realtà ci racconta anche e soprattutto cosa ha voluto fare di questo suo dolore e quali possibilità questo le abbia aperto, supportato (certamente) dal suo coraggio. “Nei miei abissi interiori sono scesa solo attraversando la tristezza.. laggiù, in quel buio, ho fatto i pensieri più profondi.. quelli che non potevo fare quando ero felice.. Nei miei cieli più blu ho potuto volare solo assaporando la gioia.. lassù, in quella leggerezza, ho smesso di pensare.. e sono stata ad un passo da Dio”.

Perché ci vuole coraggio a decidere di rischiare (letteralmente) la propria vita per darsi un’altra possibilità. E’ qualcosa che spesso fatichiamo a fare anche in condizioni “normali”, continuando a lamentarci fino allo sfinimento. “E’ il “sentirci così al sicuro” nelle nostre abitudini che non ci permette di osare.. è la paura di essere veramente liberi che ci frena.. è il coraggio di spezzare le catene che ci legano alla nostra comoda esistenza che ci manca. Poi però non lamentiamoci”. E ci vuole coraggio anche a mettersi a nudo con le proprie debolezze, senza barare: soprattutto di questi tempi, che ci vogliono tutti vincenti bellissimi e perfetti. Fantascienza amara. “Siamo le nostre lacrime. Dietro ogni lacrima si nasconde un vortice di emozioni.. un segreto del cuore.. un dolore profondo.. un amore infinito.. in esse si manifesta sia la forza che la debolezza di ciascuno di noi”.

In questo senso, credo che il suo romanzo ci possa insegnare qualcosa. O forse trasmetterci un poco della forza che ha avuto lei. “Sognare è faticoso, non è per tutti. Sognare richiede coraggio come la verità e l’amore”. Oppure dirci che non bisogna temere di inoltrarci in sentieri che nessuno ha esplorato. Che bisogna combattere contro le credenze sbagliate. “Non sempre nella vita le cose vanno come vorremmo.. non sempre le persone si comportano secondo i nostri valori.. non sempre le risposte arrivano quando ne abbiamo bisogno.. non sempre “ciò che è giusto” viene messo davanti a “ciò che conviene”.. di certo siamo sempre noi a decidere come reagire.. siamo sempre noi a scegliere come comportarci e chi frequentare.. siamo sempre noi a dare un significato a ciò che accade.. siamo sempre noi a dover ricordare che il primo posto dove guardare quando si cercano spiegazioni è dentro noi stessi”.

“Ho imparato a non accontentarmi e a battermi per ciò che voglio.. ho imparato che “tanto quanto basta non è abbastanza” e che “non esiste pranzo gratis”.. ho imparato che il tempo è prezioso e che è l’unica vera ricchezza di cui disponiamo.. ho imparato a rincorrere i miei sogni e a credere in quel viaggio.. ho imparato che si può sempre fare meglio e che i limiti possono essere spostati.. ho imparato a non lasciarmi paralizzare dall’insicurezza e a dare spazio alla fiducia.. ho imparato che posso rialzarmi da ogni caduta e che tutto ciò che sembra difficile richiede solo un po’ più di coraggio”.

Roberta Cuttica ha fatto della sua storia personale un capitale umano importantissimo per le sue scelte professionali: è co-owner con Roberto Re di HRD Training Group, società leader in Italia nel settore della formazione, sviluppo e crescita personale da oltre 25 anni. Ha scelto di presentare questo libro a Milano nell’ambito di un’iniziativa benefica a favore della SOHO – Sparks Of Happiness Onlus, organizzazione no-profit che supporta orfanotrofi e day care centers in Thailandia, Brasile e Ghana.

Una ultima annotazione personale. Leggendo il libro di Roberta Cuttica e poi ascoltandola, ho spesso pensato a Frida Kahlo e alle incredibili analogie con la storia di Roberta. A 18 anni Frida Kahlo rimase ferita gravemente in un incidente che la portò a subire 32 operazioni chirurgiche e a rimanere immobile nel suo letto per lunghi mesi indossando un busto. Ma fu proprio l’immobilità che fece di lei una pittrice, perchè fu su quel letto ed in quel periodo della sua vita che Frida iniziò a dipingere, soprattutto autoritratti: “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”. Un altro esempio della capacità di trasformare un evento tragico della propria esistenza in una oppurtunità di crescita e conoscenza profonda di sé. E d’altro canto, se non cogliessimo questa opportunità, quale altro senso potremmo dare al nostro dolore, ai nostri fallimenti?

Quando mi dicono che non ce la posso fare.. che è troppo difficile.. che è una follia.. parlano di loro stessi.. non di me.. sono loro che hanno rinunciato al sogno.. a crederci.. a battersi.. non io! Conosco il potere della mia volontà e della mia fede”.

Io consiglio di leggere questo libro a tutti quelli che vivono nella paura: di fallire, di soffrire, di perdere qualcosa o qualcuno.

Di essere felici.

©Maria Cristina Codecasa Conti

Le citazioni di Roberta Cuttica sono prese dal suo blog www.robertacuttica.com

Del suo romanzo “L’altra linea della vita” esiste anche una versione ebook che può essere scaricata a questo link http://www.robertacuttica.com/ebook/

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Frida Kahlo, La colonna rotta, 1944

 

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Frida Kahlo

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