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Ogni tanto si dovrebbe scappare in un bosco.

Camminare in silenzio tra gli alberi, ascoltando solo i rumori della Natura, il mormorio dei ruscelli. Respirando aria di resina e fiori. Osservando il colore dei fiori e la venatura delle foglie, lo specchio dei laghi, gli stormi degli uccelli che migrano.

E le ombre delle nuvole sui prati.

Abituati come siamo – quando camminiamo, mangiamo, guidiamo, usciamo con il fidanzato/a, andiamo ai giardinetti con i nostri figli, andiamo a lezione a scuola, usiamo la bicicletta, siamo al lavoro, andiamo a trovare la nonna – a tenere incollati i nostri occhi ai nostri apparentemente indispensabili devices, sembriamo avere perso ogni interesse per ciò che ci sta attorno. Lo dice una persona, come me, che vive di e con tutto ciò che lo stile di vita moderno ritiene indispensabile per svolgere le nostre mansioni, personali e professionali.

Proprio per questo io, appena posso, vado a camminare in mezzo alla Natura. Mi serve non tanto e non solo per staccare dal lavoro e dal quotidiano, ma per osservare questo lavoro e questo quotidiano da un’altra prospettiva. Vado per disintossicarmi da ritmi e stili di vita milanesi poco consoni alla mia natura selvatica. Ed io, con questa mia natura selvatica, ogni tanto ho bisogno di riprendere contatto.

Senza contare che il camminare favorisce molto l’esercizio dell’osservazione della realtà che ci circonda: in tal senso è proprio vero, come hanno sempre sostenuto tutti gli artisti, che la Natura è nostra Maestra. Prestare attenzione ai dettagli, ai particolari, ai colori, alla varietà degli elementi che ci circondano, ci aiuta a sviluppare la nostra capacità analitica e di apprendimento.

E poi: quanti di noi sanno distinguere un fringuello da un colibrì, una jacaranda da un acero palmato? Quanti sanno riconoscere il richiamo di una marmotta? E quanti di noi sanno come può essere emozionante l’incontro pacifico ed inaspettato con un cervo?

Che dire poi degli effetti benefici che la Natura, oltre che a livello fisiologico, può avere ed ha sulla tristezza, la malinconia e la depressione (vedi).

Va da sè che in questi momenti dovremmo dimenticarci o quasi di avere un telefono. Di essere su un social network. Di guardare la nostra pagina facebook. Se parliamo di connessione, l’unica concessa dovrebbe essere quella con il mondo, reale, attorno a noi.

Che ci ricorda, cosa che ogni tanto male non fa, quanto piccoli e poco indispensabili siamo di fronte al Creato.

In città questo è molto difficile, sebbene non impossibile.

Ed avere un cane aiuta molto: passeggiare per le strade con il proprio animale, adattandosi al suo ritmo e non viceversa, consente di gettare uno sguardo a cose e persone meno frettoloso, più attento.

Per tante diverse ragioni, non sempre è possibile andare in alta montagna od in mezzo ad una pineta marittima. Ma anche attorno a Milano, a venti minuti dal centro e facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici, si possono trovare parchi e giardini molto belli dove potere trascorrere del tempo a contatto con la Natura.

Non selvatica, antropizzata, ma pur sempre in grado di esercitare il suo benefico effetto su di noi.

E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene.

★William Shakespeare★

Testo ©Maria Cristina Codecasa Conti

Foto: Rommy Codecasa

Un libro da leggere: Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi

Il verde a Milano: http://bit.ly/1My7SSD , http://bit.ly/1HuXs5U , http://bit.ly/1kKbkPj

Per migliorare la nostra conoscenza della Natura: http://www.agraria.org/ , http://www.piante-e-arbusti.it/

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