Milano ai tempi del coronavirus. Cronache di straordinaria normalità.

Milano ai tempi del coronavirus.

In questi giorni camminando col mio cane in città mi sembra di essere Will Smith in “Io sono leggenda”: la metropoli pressoché deserta, i mezzi pubblici vuoti, musei chiusi, bar che chiudono presto. Però, al di là della paura, qua si respira anche un’aria che sa di orgoglio, resistenza, determinazione ad andare avanti. Negli ultimi anni questa città ha cambiato faccia, ha fatto un salto in avanti incredibile, è rinata. Non si può tornare indietro. Milano c’è.

28 febbraio 2020

Non amo le giostre, mi mettono tristezza.
A febbraio, durante il Carnevale, il Parco Sempione diventa un po’ la nostra Coney Island. Fa una certa impressione vederle deserte, in questi giorni. Eppure, oltre a me ed al mio cane, diversi genitori con i loro bambini si aggirano spaesati chiedendo informazioni su come e quando riapriranno. Noi speriamo presto. Anche se le giostre non le amiamo. Ma amiamo la nostra città e quindi speriamo che presto, insieme alle giostre, riparta anche lei.

Milano 29 febbraio 2020

Il 19 settembre 1981 Simon & Garfunkel si riunirono per un concerto storico a Central Park. Era gratuito, ci andarono 500.000 persone. Una delle canzoni più belle ed iconiche di quell’evento, e dell’album che ne seguì, è “The sound of silence”. È una canzone meravigliosa ed in questi giorni ci penso spesso. Questa sera, passeggiando al parco col mio cane, ho sentito una ragazzina che diceva al padre “Papà, lo senti?” “Che cosa?” “Il silenzio”. È uno degli effetti secondari del coronavirus questa Milano silenziosa, ovattata, metafisica. E se speriamo presto di archiviare questo tsunami invisibile che si è abbattuto sulla nostra città, di una cosa sono sicura: questo silenzio, a volte, lo rimpiangeremo.

Milano 1 marzo 2020

Il coronavirus ci sta costringendo a modificare le nostre abitudini. Una di queste riguarda l’uso del tempo. Le giornate hanno ora ritmi e scadenze diverse, le scuole sono chiuse, molti lavorano da casa: i ritmi milanesi si sono fatti necessariamente meno forsennati ed isterici, forse questa potrebbe essere l’occasione per debellare, oltre al virus, parecchie nevrosi. E comunque è un dato di fatto che in questi giorni molti genitori si troveranno a trascorrere più tempo con i propri figli. Per alcuni potrà essere una scoperta, una gioia, oppure una colossale fatica. In questi frangenti non è raro che nascano reti di solidarietà e sostegno, sento molti racconti in questo senso. Meno male. Comunque, fa piacere vedere tante madri e tanti padri in giro con i loro bambini in giorni ed orari inconsueti. Guardare le papere del laghetto e giocare a palla sul prato hanno un loro senso, in un mondo che sembra smarrire il proprio.

Milano 2 marzo 2020

Agenzia delle Entrate, Milano. Tre ore abbondanti di coda per avere un pin, un altro degli effetti collaterali del coronavirus. Gli uffici aprono alle 9 anziché 8:30, dopodiché fanno entrare 15 persone alla volta nel palazzo e 7 alla volta agli sportelli veri e propri. Una volta entrati, lo scenario è contraddittorio e quindi confortante: alcuni impiegati sono in assetto da guerra batteriologica (mascherine e guanti di lattice, ti tengono a distanza di sicurezza), altri molto tranquilli con un normale look da lavoro senza optional Covid-19. Devo dire che, nonostante l’esasperante lentezza, nessuna delle tante persone in coda ha dato in escandescenza, lo trovo un segno di civiltà e responsabilità. Faccio un appunto: perché, anziché indossare mascherine che non servono a niente, non si iniziano ad installare in tutti gli uffici pubblici dispenser con gel antibatterico come negli ospedali? A prescindere dal Covid-19. Ad ogni modo, il fatto che l’Agenzia delle Entrate consenta l’ingresso di animali non può che addolcire le mie polemiche. È, anche questo, un segno di civiltà.

Milano 4 marzo 2020

La foto inganna, perché questa sera il parco era pieno di gente. Il richiamo della primavera è più forte della paura del Covid-19 e quindi ci si riprende poco alla volta la vita: si viene a correre, a fare yoga, a studiare seduti sull’erba, a suonare, a giocare al campetto di pallacanestro, a fare un aperitivo, a vedere il Castello, a passeggiare coi cani, a pomiciare coi morosi, a far correre in bicicletta i bambini, a leggere un libro su una panchina. Ha scritto @marina_terragni : “A Milano solo 18 contagiati su 1.400.00 residenti. Le misure draconiane servono. Teniamo duro per favore.” È quello che ciascuno di noi cerca di fare tutti i giorni, con responsabilità. Ma senza rinunciare alla vita, senza diventare ostaggio della paura.

Milano 4 marzo 2020

Vedi mai che sia questa l’occasione per rispolverare un po’ di italico orgoglio. Male non ci farebbe.

Milano 4 marzo 2020

Mi sono appena bevuta uno smoothie al mango, un modo un po’ più figo per dire “centrifuga”. Era buonissimo, e l’ho preso tra l’altro al supermercato non in un chiosco chic a Central Park. Stavo per buttare la bottiglietta nel raccoglitore della plastica quando l’occhio mi è cascato sull’etichetta. “Lettera aperta”, c’è scritto. Beh, leggetela questa lettera, è bellissima. La marca dei succhi di frutta è @innocent, è una azienda italiana con sede a Milano. Bravi, perché l’idea di packaging e comunicazione è semplice e bella ed il prodotto merita. Mai come in questi giorni abbiamo bisogno di belle storie, anche piccole.

Milano 5 marzo 2020

Non possiamo bere un caffè al banco del bar, non possiamo stringerci la mano, dobbiamo parlarci stando attenti a mantenere la distanza di un metro, studiamo da casa, lavoriamo da casa, non usiamo i mezzi pubblici, ci sconsigliano di uscire, di andare al cinema, a fare una gita fuori porta, non parliamo poi di prendere un aereo. E’ la vita ai tempi del coronavirus. Le nostre abitudini, i nostri riti, sono stati stravolti. Riti, abitudini, routine che ci definivano, ci tranquillizzavano, ci consentivano di continuare a vivere senza farci troppe domande, tipo: è questo il lavoro che davvero voglio fare? E’ questa la vita in cui voglio vivere? Sono felice in questo matrimonio, in questo rapporto? E’ questa la vita che vorrei? – sono stati sospeso a tempo indeterminato. L’emergenza ci mette davanti all’essenza dei nostri rapporti, delle nostre scelte e ci offre una occasione di trasformazione, se siamo in grado di coglierla. Il coronavirus ha sospeso le nostre sovrastrutture, ora forse ci tocca davvero vedere a che punto siamo nella nostra vita. Dopo due settimane scarse, sento molti che lamentano la nostalgia dei rapporti umani normali, diretti, quotidiani. Che bello, forse stiamo iniziando a capire che il “reale”, con tutti i suoi acciacchi e difetti e rischi, è meglio del “virtuale”, che parlarsi guardandosi negli occhi è meglio che farlo su una chat, che un abbraccio è più caldo di un emoticon a cuore inviato in automatico mentre si sta correndo al lavoro. Forse questa sarà l’occasione buona per farci capire che per troppo tempo tempo abbiamo vissuto ritenendo essenziali cose che non lo erano, facendoci logorare da problemi che non meritavano un briciolo del nostro stress, coltivando rapporti che riempivano spazi di tempo ma non di cuore. Forse questa sarà l’occasione buona per farci uscire dalla nevrotica e triste epopea dei selfie perché, brutalmente, il coronavirus ci ricorda ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, che noi siamo parte integrante di un sistema, di un “noi” più grande, rispetto al quale è giunto il momento di assumerci, quotidianamente e con i fatti, le nostre responsabilità. Ha scritto Ilaria Capua: “Covid 19 è figlio del traffico aereo ma non solo: le megalopoli che invadono territori e devastano ecosistemi creando situazioni di grande disequilibrio nel rapporto uomo-animale.” E’ tempo di fare un passo indietro: rivedere il proprio stile di vita, le proprie abitudini, le proprie priorità. Non solo per noi, ma anche e soprattutto per chi verrà dopo – a qualunque specie appartenga. Back to basics: per vivere bene, in fondo, ci vuole davvero poco.

Milano 7 marzo 2020

La notizia è di questi minuti: è al vaglio un nuovo decreto per chiudere la Lombardia ed altre province fino al 3 aprile. La Lombardia e Milano diventano zona rossa, una misura durissima ma evidentemente a questo punto inevitabile. Serve il senso di responsabilità di tutti: atteniamoci alle indicazioni che vengono date, comportiamoci da persone intelligenti e diamo un senso a questo sacrificio grandissimo che ci viene richiesto.
C’è un cielo luminoso ed una luna magnifica sopra le nostre teste. Dobbiamo avere fiducia.

Milano 7 marzo 2020

Condivido al 100% quello che scrive Selvaggia Lucarelli: non fuggite da Milano, non fuggite dalla Lombardia. È un gesto irresponsabile che contribuisce alla diffusione del coronavirus in altre regioni e luoghi del nostro paese. Non muoviamoci, atteniamoci alla profilassi indicata e soprattutto cerchiamo di non uscire di testa perché non solo non ce ne sono le ragioni ma diamo un esempio davvero pessimo.

Milano 8 marzo 2020

In questi giorni le uscite con il mio cane sono diventate occasioni per riflettere su quanto sta accadendo, su ciò che vedo intorno a me. Sulle notizie che arrivano. Amici che mi hanno chiamato dalla Liguria mi hanno raccontato che ieri sembrava di essere a Ferragosto: decine di persone in spiaggia, nei ristoranti, per i carrugi. Oggi mi chiedevo perché la gente fa così fatica a stare a casa. Penso che le persone abbiano paura di una pausa forzata che le costringa a fermarsi e a pensare, a riflettere. C’è tanta, troppa paura del silenzio, di ciò che rivela. Conduciamo vite frenetiche, piene di cose, di impegni, di programmi, di scadenze, ma spesso infelici. Vuote. I nostri rapporti personali sono avvelenati da tante parole non dette, perché la scusa è che non c’è mai tempo. Ora il tempo che lo si voglia o no lo abbiamo. Quindi possiamo ricominciare a fare una cosa semplice: parlarci. Possibilmente guardandoci negli occhi.

Milano 9 marzo 2020

Nella tasca del cappotto ho messo l’autocertificazione ministeriale per il coronavirus, in cui specifico che una delle ragioni necessarie per uscire sono i bisogni del mio cane. Giro veloce, giusto i tempi tecnici. Mi stupisce ancora una volta quello che vedo intorno a me: aree giochi piene di genitori con bambini, lo stesso dicasi per la pista di skateboard. Gruppi di ragazzini che giocano a palla. Il punto è questo: dire “dobbiamo andare avanti” non vuol certo dire “dobbiamo andare avanti a tutti i costi”. In certi momenti ci si deve fermare. Quando si sta male ci si ferma, o a casa o in ospedale. Il nostro paese in questo momento è malato e ha bisogno di fermarsi. È doloroso ed angosciante ma è così. Auspico misure decisamente più drastiche per Milano e la Lombardia: all’inizio non sembrava possibile dovere arrivare a questo e invece è così. E noi intanto cerchiamo di risvegliarci in fretta dal sonno del qualunquismo.

Milano 10 marzo 2020

Via Moscova
Via Turati

Milano 11 marzo 2020

C’erano tanti progetti, tanti appuntamenti, tanti impegni che sono stati sospesi, rimandati, annullati. Chissenefrega, le priorità sono ben altre. Però silenziosamente ci si riorganizza: si spostano le date, le comunicazioni si fanno meno rigide e formali, ci si scambiano pareri opinioni e consigli (non sul coronavirus: basta fare i tuttologi, seguiamo le regole e stop) ma su progetti di lavoro, idee, di vita. Lo si fa da casa, col proprio computer, magari mentre si sta cucinando una torta o aiutando i figli a fare i compiti. Ci si deve reinventare, adattare, arrangiare. Io mi sto accorgendo che davvero possiamo vivere di poco e con poco. E quel poco deve essere di qualità, deve avere un senso: si tratti di cibo, di abitudini, di relazioni.

Milano 13 marzo 2020

Lo dico da giorni: queste tempeste possono essere l’occasione di una rinascita e di una trasformazione. Di solito nei condomini ci si saluta quando ci si incrocia davanti all’ascensore, o al portone, o mentre smistiamo la differenziata. Viviamo una contiguità che non necessariamente porta all’amicizia o alla condivisione, ci stupiamo quindi quando magari un giorno veniamo a sapere che il signore del piano di sopra non c’è più, la signora al primo piano è stata male o la figlia si è sposata. Una cordiale indifferenza. Oggi dunque, quando uscendo per andare ad affrontare la lunga coda della spesa, ho visto questo biglietto sul portone mi sono commossa. Ci sono ancora persone perbene, che sanno andare oltre la paura e tendere la mano al prossimo. Mi commuovo quando incontro un’umanità che riesce a dare il meglio di se stessa. Sono tante le persone così. Ma se fossimo tutti così, vivremmo davvero in un mondo migliore.

Milano 14 marzo 2020

Largo La Foppa

Milano 15 marzo 2020

Via Bramante
Via Maggi

Milano 16 marzo 2020

Testo e foto (c) Maria Cristina Codecasa Conti