Franz Pinotti: La sconfitta? Una grande occasione per migliorare se stessi.

Pinotti e Maffe

“Siamo una Scuola di Basket che mira all’eccellenza sportiva. Vogliamo promuovere e sviluppare la pallacanestro nelle scuole, attraverso un’educazione motoria che diventi la base su cui costruire un programma di formazione tecnica, e formare atleti che fondano la propria professionalità sul diventare Uomini e Donne consapevoli dei propri Valori. Insegniamo il linguaggio corporeo come linguaggio universale di Pace e Fratellanza attraverso l’apprendimento motorio.
Ciò che perseguiamo è l’ECCELLENZA: Eccellenza nei Valori, Eccellenza educativa, Eccellenza negli obiettivi.”




In queste parole c’è tutta la filosofia e la storia del Sanga Basket ed è una storia bellissima, perché non parla solo di sport. Inizia con un gruppo di bambini che giocano nel cortile di un oratorio in una zona metropolitana difficile e prosegue nella collaborazione con la scuola primaria La Casa del Sole (una scuola storica, con una tradizione che risale agli Anni Venti, quando il Comune di Milano acquistò l’area del Trotter e la trasformò in una struttura pedagogica modello: i diversi padiglioni scolastici erano concepiti per stare in presa diretta con gli alberi e il verde, per offrire alla giovane popolazione scolastica un ambiente “ecologicamente” ideale) per trasformarsi in un progetto importante ed in una realtà sportiva di grande livello.



Il Sanga Basket è nato come Centro Minibasket nel 1997 nella Parrocchia di San Gabriele Arcangelo (da qui il nome abbreviato SANGA) per poi diventare Società Sportiva il 19 ottobre del 1999, e spostarsi nella Scuola del Parco Trotter. Oggi è una Associazione Sportiva Dilettantistica che promuove la pallacanestro per tutte le età e in tutte le sue forme. Lavorano nelle Scuole di quartiere intorno a via Padova e viale Monza, e in particolare presso la Casa del Sole con un programma scolastico di educazione motoria che mette il bambino al centro del Progetto, con la massima attenzione per la formazione e lo sviluppo della persona, sotto ogni aspetto: psicologico e fisico. Si occupa anche di Baskin, BASket Inclusivo, diversamente abili e normalmente abili, donne e uomini che giocano insieme. Nello Sport di “genere”, il Sanga rappresenta la Milano di serie A nel femminile di basket.

Franz Pinotti, architetto ed allenatore del Sanga basket femminile di serie A2, sul suo profilo Linkedin si presenta così: “Le mie competenze attraversano il Mondo in diagonale. Ho la Fortuna di essermi occupato e impegnato in campi così diversi, che mi hanno permesso di vedere nello stesso momento mille prospettive. Sono un Creativo con un principio ferreo dell’Organizzazione. Credo nel lavoro di squadra a partire dalla Famiglia, vista non solo come Padre, Madre e Figli ma… come nucleo o comunità che condivide tutto. Esseri che hanno obiettivi di crescita, pronti a condividerli, lavorandoci sodo, come in un laboratorio protetto: Famiglia, Squadra, Orchestra, Gruppi, Popolazione.”

Poiché penso che questo progetto e questa storia rappresentino un esempio di grande valore da divulgare e condividere, ho chiesto a Franz Pinotti di rispondere ad alcune mie domande.



1 La storia del Sanga, che ho scoperto nella mia ignoranza sportiva da pochissimo, mi ha subito colpito. La ragione è che penso contenga tanti temi e spunti su cui riflettere. Parto da quella che è dichiaratamente la mission del progetto ossia un grosso impegno nel sociale: lo sport come fondamentale strumento di formazione ed educazione. Diversamente dai paesi anglosassoni, in Italia lo sport nelle scuole (dalle elementari alle superiori, non parliamo poi delle nostre università) non viene considerato una disciplina formativa di primaria importanza: rispetto dell’avversario, sana competizione, conoscenza e superamento dei propri limiti, gioco di squadra, rispetto delle regole ed altro ancora. Quali possono essere a tuo giudizio le ragioni di questa difficoltà a considerare l’educazione sportiva una disciplina fondamentale come la filosofia, la storia e la matematica?

Soffriamo ancora di un problema storico mal interpretato. Con il fascismo del ventennio, la Ginnastica e lo Sport erano visti come prolungamento della propaganda di regime. E’ rimasta questa concezione totalmente sbagliata che un intellettuale e un ginnasta siano antitetici e contrapposti. Da qui nasce la pessima interpretazione di alcuni vecchi Professori, che fare Sport toglie spazio ed energie al “sapere” per antonomasia, quello fatto da materie umanistiche e scientifiche, ma non motorie. Ancora oggi le nostre ragazze trovano difficoltà con alcuni insegnanti, nel far loro capire la fondamentale importanza dell’educazione motoria a Scuola. 



2 La vostra storia ed il vostro progetto pongono al centro la comunità intesa come squadra, ambito socio-territoriale di riferimento, famiglia, scuola. Attualmente stiamo attraversando una fase culturale in cui assistiamo allo sviluppo ipertrofico della parola IO: social, comportamenti, educazione e nevrosi ci dicono che momento davvero difficile sia questo per parlare di NOI, per metterci ed insegnare a mettersi all’ascolto dell’ALTRO. 
E’ possibile secondo te lavorare per invertire questa tendenza? E come? Come si educa alla solidarietà?

Fare Sport, soprattutto di squadra, obbliga a relazionarsi con l’altro. Si vince o si perde tutti insieme, e questo ti fa capire l’importanza dei singoli carismi se messi al servizio di tutti. Io possiedo un qualcosa che agli altri manca, e altri hanno qualcosa che manca a me. Insieme però possiamo raggiungere un obiettivo, imparando ad aiutarsi e a lavorare insieme. Anzi, è nel mettere insieme le proprie capacità e risorse, che gli obiettivi si raggiungono con più facilità. Ci sono cose che puoi fare da solo, ma la maggior parte di queste, se fatte collaborando insieme a un gruppo, diventano di più facile attuazione e apprendimento.

3 Alleni una squadra femminile. Chi scrive pensa che noi donne si faccia veramente fatica a fare davvero squadra, nel lavoro come nella vita. Che difficoltà trovi nell’allenare noi donne? Quali pensi siano i nostri punti deboli e quali quelli di forza?

Al contrario. Le donne sono facilitate a fare squadra, in quanto per tradizione ed esperienza già sanno condividere e mettersi al servizio di un obiettivo da raggiungere. Quello che manca forse è un po’ di sano egoismo. Quello che ti permette di abbreviare i percorsi perché punti diritta alla meta. Non è un mistero che le donne si passino la palla meravigliosamente, giocando di squadra. Ma quello che poi serve è fare canestro, prendersi delle responsabilità nello scegliere la migliore strategia, senza paura di sbagliare. Ecco, qui c’è ancora molto da lavorare, nel mondo femminile.



4 Cosa ti hanno insegnato e ti insegnano le tue ragazze?

Io imparo da loro la disciplina, la creatività, la solidarietà che è una caratteristica positiva tutta al femminile. Imparo la dedizione e la serietà nell’affrontare il lavoro da svolgere. Ho imparato anche la “leggerezza” nella capacità di sdrammatizzare le situazioni anche più pesanti. Imparo da loro ad ascoltare ogni piccola parte del mio corpo e del mio cuore. 



5 Per vincere si deve avere molta fiducia in se stessi: come fa un allenatore a costruire nei suoi atleti questa fiducia?

La fiducia la si costruisce insieme. Non esiste una pozione magica. E’ il lavoro di tutti i giorni in palestra, fatto anche sudando insieme, affrontando e risolvendo i problemi insieme, che si crea fiducia reciproca.

6 Accettare una sconfitta, che cosa dolorosa. Cadere e rialzarsi: a parole sembra sempre facile in realtà può essere molto complicato, faticoso. Lo è per ognuno di noi, figurati per una squadra sportiva. Quando questo accade, che cosa dici alle ragazze? Come gestisci la loro rabbia, la loro delusione, la loro frustrazione?

Amo parlare di… e lavorare con… il concetto di Resilienza. Quella capacità di risolvere problemi nei momenti di difficoltà. In realtà insegno che la sconfitta non esiste, esistono solo tanti modi per imparare e migliorare se stesse. 


7 E tu, quando perdi, come smaltisci la tua delusione?

Io sono uno che non vorrebbe perdere neppure a biglie o figurine, figuriamoci a pallacanestro. Eppure, come a tutti, capita di perdere, e a volte mi sono toccate piccole e grandi “umiliazioni” sportive. Sono sempre ripartito, più forte e determinato di prima. Per me la sconfitta è una leva che uso su me stesso per superare i miei limiti. So che devo lavorare sodo se voglio allontanare da me la sconfitta. So che devo migliorare la qualità del mio lavoro, e nel comunicarlo alle mie squadre. Quando perdo, rivolgo per primo uno sguardo critico al mio interno. Cerco di capire se non avessi potuto trovare un altro sistema per aiutare le mie ragazze a vincere. 


8 Io non ho mai avuto un coach perché non ho mai praticato sport a livello agonistico. Però mi immagino e penso che debba avere (oltre ai requisiti tecnici) molta empatia, capacità di osservazione ed immedesimazione, forza. Un filosofo che sa tirare il pallone, mi verrebbe da dire. Tu sei un architetto, quando e perché hai deciso di fare questo lavoro?

Allenare è sempre stata la mia passione, sin da quando ancora sedicenne vinsi il mio primo campionato C.S.I. da allenatore, allenando ragazzi che avevano solo quattro anni meno di me. Dal 1 gennaio 2007 ne ho fatto la mia ragione di vita. Ho capito che lo Sport poteva essere uno strumento per cambiare il mondo, partendo dal cambiare me stesso. Ho smesso di costruire case per provare a costruire in me un uomo nuovo e, col tempo, provare ad aiutare ragazze e ragazzi a formarsi donne e uomini migliori. Partendo però da un semplice postulato… quando sono in difficoltà devo smetterla di trovare delle scuse “esterne”, non esistono scuse. Quando siamo in difficoltà, dobbiamo farci un bell’esame di coscienza, per poter individuare un paio di cose che posso cambiare al mio interno, per diventare una persona prima e un giocatore, allenatore, dirigente poi, migliore di quello che ero.



9 Nella tua vita hai avuto un Maestro/a?

Ho avuto la fortuna di avere molti maestri. Ogni persona che ho incontrato mi ha insegnato qualcosa. L’importante è accorgersi di chi ti vive accanto, dando loro spazio di ascolto. Poi magari continui a sbagliare inseguendo la tua ostinazione. Ma se hai prima ascoltato, conoscerai anche la misura e il valore del tuo errore, e potrai rialzarti più velocemente. In fin dei conti un bravo Maestro non ti dice mai cosa devi fare, semmai ti indica una direzione da percorrere. L’esperienza di conoscenza può essere solo tua, nessuno può risparmiarti parte del cammino nella scala spirituale in cui siamo chiamati a salire. 


10 Quanto conta il giudizio degli altri nel tuo lavoro?

Purtroppo per anni, molto, troppo. Ho imparato con l’età a non dipendere più dal giudizio altrui. La nostra Forza vive dentro di noi. La bontà della direzione intrapresa la puoi misurare dal tuo grado di serenità e pace. Questi doni possono nascere solo dentro il tuo cuore e la tua anima, nessuno te li può regalare.



11 Sei indulgente con i tuoi errori?

Sono il più spietato dei miei critici, e anche questo è un atteggiamento sbagliato. Sono cresciuto solo quando ho imparato a perdonarmi. Solo Dio è perfetto, ma solo l’uomo può far tesoro dei propri errori. Questi sono la base di una costruzione sicura. Chi non ha mai sbagliato non solo non può aver imparato, ma probabilmente non ha mai amato. 



12 Che cosa è l’Eccellenza per te?

Raggiungere l’Eccellenza significa per me superare i miei limiti. Ognuno ha la propria Eccellenza da raggiungere.



13 Che importanza ha la tua famiglia per il tuo lavoro?

La mia famiglia, e in particolare le mie figlie, sono il motore e la benzina che sin dal mio primo risveglio del mattino mi permettono di alzarmi e mettermi in moto. Mi danno una ragione per fare ciò che faccio. Essere Padre, pur con tutti gli errori che si possono commettere, mi permette di approcciarmi alla Vita, per imparare e insegnare scambiando conoscenza, apprendimento, cura e dedizione che parte dall’affetto e dall’amore che provo e che vorrei tramandare all’interno di tutti i componenti della Famiglia. Purtroppo, o per fortuna, anche il Sanga’s Tigers Mondo lo vivo e lo interpreto come se fosse un prolungamento della mia famiglia, ma qui qualche volta vado incontro a piccole e grandi delusioni. In questo forse sono troppo Romantico e Idealista. 



14 Consigli mai delle letture alle tue ragazze? E a noi, che libro consiglieresti?

Nel passato ho dato da leggere libri. Ricordo molti anni fa di aver regalato alla mia squadra, in evidente difficoltà di relazione reciproca tra le componenti stesse, un bellissimo libro dal titolo “La strategia dell’orso bianco. Riuscire nella vita nonostante le difficoltà, a vivere ogni crisi come una sfida” di Moritz Huber.

Libri da consigliare ne avrei per una lista lunghissima, essendo un divoratore di libri, soprattutto romanzi. Ma un paio di libri che un uomo di sport dovrebbe leggere, sono almeno:

1) “Pallacanestro Antifragile.Come allenarsi all’imprevedibilità sportiva” di Luca Sighinolfi

2) “Vincere nella Vita. Il mental coach dei campioni ti svela i segreti del successo” di Daniele Popolizio

Se posso permettermi di suggerire anche un paio di film imperdibili, sempre di tenore sportivo naturalmente:

1) “Coach Carter” con Samuel L. Jackson

2) “Il sapore della vittoria” con Denzel Washington




Grazie infinite Franz per la tua disponibilità.

Grazie a Te Maria Cristina è stato un onore


©Maria Cristina Codecasa Conti

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