☆ Special Guest ☆ Alessandra Appiano: Dedicato a chi non può andare in vacanza.

Per Blaise Pascal tutta l’infelicità del mondo derivava da un semplice postulato: gli uomini non sanno starsene tranquilli in una stanza. Per cui, se siete giù di morale perché in queste vacanze non potrete muovervi da casa vostra (a causa di mezzi finanziari scarsi), cambiate il punto di vista e ritenetevi molto sagge. Perché è inutile scappare all’inseguimento di mete culturali, esotiche, sportive, enogastronomiche, quando si può benissimo trovare, anche nel caos di una metropoli, un’oasi di tranquillità e benessere. Coerenti con la filosofia dell’accettazione attiva, prediligete il quartiere dove risiedete e il gioco è fatto. Io per esempio vivo a Milano, fra la Stazione Centrale e i Giardini Pubblici Indro Montanelli, area d’elezione della borghesia anni Sessanta, nel cuore della zona allora considerata all’avanguardia, in un tripudio di grattacieli grigi che sfidano un cielo ancor più grigio, fieri di appartenere a una città che si colora del suo attivismo frenetico. E dalla via dove abito (piena di grossisti, negozi di paccottiglia cinese ma anche di show-room di moda) che unisce di sbieco il grande incrocio multietnico di piazzale Duca D’Aosta al delizioso polmone verde dei Giardini Pubblici, partirò per il nostro itinerario. Dimostrando che si può viaggiare con la mente ovunque, sentendosi al Central Park di New York anche senza prendere l’aereo. Detto per inciso, attraversare i Bastioni di Porta Venezia -senza rimanere stecchiti- è un esercizio che richiede un totale sprezzo del pericolo, alcuni minuti di adrenalina pura, ideali per rimettere in circolo il metabolismo impigrito. Seguitemi in questa camminata ideale, ma mi raccomando, anche se scatta il verde per i pedoni, guardatevi intorno prima di passare, perché questo grosso viale di scorrimento sembra un autodromo per piloti pazzi, incapaci di staccare il piede dall’acceleratore (una metafora di quella che è divenuta la nostra assurda vita, sempre di corsa, anche per divertici).
Ma ecco che senza spendere un euro, arriva il premio: siamo giunte nei Giardini Pubblici Indro Montanelli, il luogo della ricreazione milanese per antonomasia, un luogo pieno di storia perché esiste dal 1786 (su progetto del Piermarini). A ben vedere, un privilegio assoluto per una città che pullulava di giardini privati e di orti, e non conosceva certo la parola smog. Sono passati quasi due secoli e mezzo, non si gioca più a dama e cavaliere, eppure l’atmosfera è rimasta miracolosamente rilassata: coppie a spasso con i cani, bambini sul pony o in fila per il gelato, extracomunitari solitari o in gruppo (e c’è molta tolleranza per chi si accampa in qualche modo, lavando e stendendo i suoi logori panni), filippini vestiti a nozze, mamme in chiacchiera, nonni e badanti seduti sulle panchine, contenti di carpire, a seconda dei casi, un raggio di sole o un po’ di ombra refrigerante. Mi fa allegria pensare che l’antico luogo di incontro dell’aristocrazia sia diventato il baluardo dello spirito democratico meneghino, un enorme fazzoletto di 60.000 metri quadri (questa è l’area a prato, mentre l’intera superficie ne conta 160.000) dove si apparecchiano merende ucraine o marocchine, si provano posizioni yoga o si impara a suonare il tamburo, si opta per una abbronzatura al cocco o per una protezione al chador.
Vicino al busto di Giuseppe Balzaretti (l’architetto che progettò le rocce artificiali in calcestruzzo e le cascate d’acqua) si può provare il brivido del free-climbing; al planetario “Ulrico Hoepli” si tengono conferenze per approfondire la conoscenza dell’astronomia, materia utilissima per comprendere i limiti umani. Millequattrocento piante (tigli, ippocastani, platani, querce rosa, faggi) sembrano suggerire ai milanesi di resistere, di prenderle ad esempio, o almeno di andarle a trovare più spesso. Proprio come faceva Indro Montanelli, che era nato a Fucecchio, possedeva un attico a Roma, ma da Milano non schiodava mai. Qui lo si poteva incontrare spesso: un signore elegante che a novant’anni suonati camminava dritto e spedito. Chi lo conosceva bene sapeva delle sue depressioni feroci, del suo bisogno di agire per sedare il male di vivere. I giardini sono dedicati alla sua memoria e mai una decisione delle autorità locali è parsa più azzeccata. Un binomio ufficiale che sancisce un amore autentico e corrisposto, tra il giornalista migliore e la Milano migliore.
Avete visto quante cose si possono imparare uscendo solo di casa? Sono certa che un simile itinerario lo potete fare in qualunque città del nostro meraviglioso paese pieno di bellezze naturali e di opere d’arte. Perché spesso andiamo in capo al mondo per scoprire che i tesori sono proprio accanto a noi, dietro l’angolo.

©Alessandra Appiano

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Le Troisième Songe RINGRAZIA Alessandra Appiano per il suo contributo.

Col cuore.

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